Come dire il non detto in un libro.

Il 29 di settembre ho partecipato al Perfect day della Scuola Holden.

Lo chiamano “il giorno perfetto” perché in una sola giornata ti mettono a confronto con alcuni tra i migliori scrittori contemporanei. Tra questi Nicolò Ammaniti, Andre Marcolongo, Marco Missiroli, Paolo Di Paolo e ovviamente Alessandro Baricco.

Il tema: l’ossessione.

Non era necessario che l’ossessione in oggetto fosse la scrittura, ma come potete capire, l’argomento è inevitabilmente caduto sulla materia letteraria, essendo quello un covo di fissati con libri e parole.

Ovviamente è stata una delle giornate più produttive dell’ultimo anno e mezzo, ho portato a casa spunti e riflessioni interessanti che nemmeno un bravo psicologo avrebbero potuto innescare in me.

Al di là degli aspetti più personali, vorrei concentrarmi su una questione delicata che ha sollevato Alessandro Baricco nell’ultimo incontro.

Ci ha parlato di un pittore giapponese famoso, Hokusai.

Questo maestro illustre vissuto tra il 1.700 e il 1.800 ha dipinto quadri bellissimi, vedete un esempio nella foto.

La questione era la contrapposizione della coltura di Hokusai con quella occidentale che al contrario di quella giapponese utilizza la prospettiva e l’ombra.

Scherzosamente Baricco ci ha raccontato un aneddoto su quanto accaduto in Giappone qualche tempo fa.

Durante questo viaggio lo scrittore scoprì che la prospettiva non occorre ai giapponesi poiché loro utilizzano tre punti di vista invece che uno.

Se questo vi sembra geniale, lo è ancora di più il fatto che non utilizzIno l’ombra perché “sporca”, e sporcando le cose andrebbe in contrapposizione con la cultura orientale si fonda sulla purezza.

Ma l’elemento che mi ha letteralmente mandato in brodo e che ha scatenato una serie di riflessioni (anche notturne) sull’argomento è il bianco.

Attenzione non il bianco fotografico o cinematografico, ma il bianco letterario.

Hokusai nelle sue illustrazioni lascia sempre il bianco in mezzo al foglio, quasi volesse che l’osservatore facesse un inevitabile sforzo di unire le due immagini. Baricco sostiene di poterlo fare anche in letteratura.

Ho letto qualcuno dei suoi libri ed effettivamente mi sono posta molte domande.

“Seta, Novecento” solo per citarne due fra i miei preferiti.

Che cos’è il bianco letterario? Il non detto? Il detto a metà?

Non l’ho ancora capito bene, nonostante io ci stia lavorando da qualche tempo.

L’unica certezza a cui sono arrivata è che la differenza tra una bel libro e un libro che non riesci a smettere di leggere sia questo famoso bianco che prima o poi troverò.