C’era una volta un bambino di nome Chicco.

Chicco viveva con i suoi genitori in una bellissima casa in cima ad una collina. Era un bambino molto fortunato perché poteva passare ogni pomeriggio in compagnia dei suoi nonni che vedeva ogni giorno.

Insieme combattevano mostri, cucinavano torte, giocavano a bowling e stavano insieme. Chicco voleva molto bene ai nonni e si sentiva molto fortunato. All’asilo raccontava agli amici che lui aveva una mamma, un papà e tanti nonni che gli volevano bene.

Un giorno però accadde qualcosa di terribile: il cielo si oscurò e il bel sole del mese di Marzo fu coperto dalle nuvole.

Quello stesso giorno, la mamma e il papà tornarono a casa prima del solito, e da allora non se ne andarono più. Chicco ne sarebbe stato molto felice, se solo questo non avesse voluto dire rinunciare ai nonni. Da quel primo giorno di nuvole nessuno lo venne più a trovare. I nonni lo chiamavano ogni sera al cellulare della mamma, lo salutavano e gli mandavano dei baci, ma non venivano più. Chicco era molto triste e non capiva dove fossero spariti i nonni.

Provò a chiedere alla mamma:

-Mamma perché i nonni non vengono più?

La mamma abbassò lo sguardo, faceva sempre così quando era triste.

-I nonni non posso venire perché c’è un mostro per strada che colpisce le persone anziane.- rispose.

-Un mostro? Dici davvero mamma? Perché?

-Non lo so amore, è un mostro molto cattivo.

Chicco non aveva capito bene perché il mostro ce l’avesse tanto con i suoi nonni. Nelle storie che raccontava la mamma, gli orchi rapivano i bambini non i nonni, e i bambini alla fine riuscivano sempre a scappare.

C’era qualcosa che la mamma non voleva dirgli.

Una notte che la mamma e il papà dormivano, Chicco si alzò di nascosto, andò in sala e aprì la finestra che dava sul giardino. Da quando di giorno non c’era più il sole, faceva sempre molto freddo. Chicco però era un bambino coraggioso e resistette al gelo.

Un uccellino si avvicinò alla finestra.

-Cosa fai qui fuori di notte Chicco? Dovresti dormire a quest’ora.

-Io, non posso dormire, voglio sapere dove sono i miei nonni.

-Vuoi davvero saperlo Chicco?

-Certo. Tu puoi aiutarmi?

L’uccellino si trasformò in una bellissima e gigantesca aquila e fece salire il bambino sopra il suo manto.

-Attaccati forte Chicco! – Il bambino si attaccò al pelo dell’aquila con tutte le forze che aveva.

L’uccello volò oltre la collina, l’aria si fece ancora più fredda, ma Chicco resistette di nuovo, perché doveva sapere la verità.

Volarono oltre il lago, sopra una distesa di campi; superarono case e città e poi arrivarono ad un castello.

Le mura erano così alte che nemmeno il vento ci poteva entrare.

A guardare la fine delle mura si vedeva solo una luce fioca che tagliava il buio della notte.

L’aquila si posò sopra una nuvola.

-Ecco dove sono i tuoi nonni.

-Che posto è? Perché le mura sono così alte?

-È “Il castello senza vento” – disse l’aquila.

-Il castello senza vento?

-Sì, quello che vedi è l’unico posto al mondo dove neppure il vento può entrare.

-Perché il vento non può entrare Aquila?

-C’è un mostro per le strade, ma non è uno dei mostri che tu conosci, non si può combattere. È trasparente e viaggia con il vento, attacca le persone, ne prende possesso e quando attacca un nonno, quello muore.

-Ma è terribile. Ci deve essere un modo per sconfiggerlo.- disse Chicco piangendo, ma l’aquila lo tranquillizzò.

-L’unico modo per salvare i nonni è lasciarli nel “Castello senza vento”, dove saranno al sicuro.

-E il mostro? Come si uccide?

-Il mostro si nutre delle persone, meno nonni potrà attaccare e più diventerà debole. Quando sarà troppo debole per attaccare i nonni, la terra se lo riprenderà per sempre.

-Cosa posso fare io Aquila?

Il grande volatile pensò per un momento alla giusta risposta, poi disse:

-Tu non devi mai pensare che i tuoi nonni ti abbiano abbandonato. La vedi quella fascia di luce che arriva dal castello?

-Si’- disse Chicco

-Bene, sono tutti i pensieri di amore che i nonni hanno per i loro amati bambini. Se avrai pazienza, presto potrai abbracciarli.

Chicco aveva capito.

-Posso vederli da lontano?

-Non posso Chicco.

-Ti prego Aquila.

La grande aquila prese il volo abbandonando la nuvola, scese veloce e raggiunse il castello, si avvicinò ad una finestra e permise a Chicco di vedere i suoi nonni attraverso il vetro. Erano felici e dalle loro teste usciva quella luce magica di cui aveva parlato l’aquila.

-Ora dobbiamo andare Chicco.

-Va bene, grazie Aquila.

Il bambino e l’uccello tornarono a casa.

-Grazie Aquila- disse Chicco, ma il volatile era già sparito.

Il bambino entrò in casa congelato, e andò nel lettone della mamma, lei dormiva profondamente, ma quando lui si mise sotto le coperte, lo abbracciò forte.

Chicco decise che sarebbe stato coraggioso, avrebbe aspettato la sconfitta del mostro e poi sarebbe andato a prendere i nonni nel “Castello senza vento” e non li avrebbe mai più lasciati.