ORSETTO TRANSIZIONALE

Di ritorno dalle vacanze, mi è capitato di vedere una foto che mi ha fatto riflettere. Si trattava di un bagagliaio colmo di valigie sapientemente incastrate fra loro. In tutto questo ordine per me sconvolgente, solo un elemento di spicco.

Un coniglio di peluche, un po’ trasandato, scolorito che fuoriusciva da un sacchetto blu.

Quell’immagine mi ha fatto sorridere, quel bagagliaio  raccontava molto di quella famiglia, probabilmente molto precisa, organizzata e abituata a viaggiare, tutti particolari poco influenti dal mio punto di vista, ma quel coniglio, quel coniglio racconta la storia di un bambino o di una bambina che non abbandona mai il suo importantissimo peluche. Bunny, fuffy o coniglio. Quell’oggetto è un ponte magico che ci aiuta a trovare il coraggio di stare soli.

Sono andata a fare una piccola ricerca sugli oggetti transizionali, e ho letto che il 35% degli adulti in America dorme ancora con un peluche.

Mi è venuto in mente il mio piccolo Winnie. Sono sempre stata vagamente ossessiva e ho tenuto con me diversi oggetti transizionali, eccoli nell’ordine: un peluche bianco di nome orso a cui avevo simpaticamente staccato il naso e dipinto le orecchie, una bambolona di pezza con la testa di porcellana e un cappello che copriva un grosso buco proprio sul cranio chiamata “Bambolona Giramondo” e Winnie.

Il più importante e il più recente è stato Winnie.

Mi è stato regalato dal mio primo fidanzato, 16 anni. Era un piccolo Winnie The Pooh beige con la maglia rosa, morbido e coccoloso.

Dovete scusare la foto “un po’ bruttina”, ma essendo cresciuta, ho lasciato Winnie a casa dei miei e non ho avuto modo di scattare una foto ritratto più carina.

Con lui ho vissuto le mie tragedie adolescenziali, ci ho pianto sola, ci ho riso sopra, è stato lanciato, schiacciato, abbracciato.

Me lo sono pure portato a Donnaavventura, e dopo tanto tempo lontano da casa mi ha dato una forza indescrivibile.

Solo un peluche, solo un cane di pezza, solo una bambola, solo la nostra mente.

Adesso sono io ad essere diventata mamma, mio figlio non ha ancora oggetti transizionali perché usa me come coccolino personale.

Sono io che spesso ho bisogno a qualcosa a cui appigliarmi. ho trovato altri oggetti… i libri…

I libri sono il mio “approdo” alla sicurezza, alla fiducia, al coraggio… nei momenti difficili non risolvono i problemi ma li rendono più sopportabili. Ho sempre un libro in borsa, a volte anche quando esco la sera.

Forse è un atteggiamento un po’ puerile… ma… non ho mai detto di essere cresciuta davvero, e se l’ho detto, certamente non lo penso.