Qualche giorno fa ho visto un film: parlava di una ragazza, che dopo la perdita della madre, non era più riuscita a portare avanti il suo sogno: il pattinaggio.

Era la madre che la spronava a combattere, e che alla fine di ogni gara le regalava una gerbera rossa.

Questo gesto perfetto nella sua semplicità mi ha portato inevitabilmente a riflettere.

Sono mamma anch’io, e da due anni a questa parte, la seconda domenica di maggio riveste un significato speciale.

In questo tempo brevissimo ho scoperto a mie spese che fare le mamme è in assoluto l’occupazione a tempo pieno più difficile e varia del mondo. E solo adesso riesco a  comprendere nel profondo mia madre.

Nell’immaginario comune la mamma è una figura dolce, buona, ha sempre la risposta ai nostri problemi, ci prepara il the a merenda e ci legge le storie la sera prima di andare a dormire, è quella che non piange mai, e generalmente corre come una pazza per tutto il giorno traportando i figli da casa all’asilo, a scuola, a calcio, a tennis, a danza classica.

Si complica la vita per i figli, per esempio se è indecisa fra due scuole, ma quella più scomoda le sembra la migliore solo perché pensa che suo figlio possa andarci più volentieri, statene pur certi, sceglierà quella. Anche se questo significasse passare un’ora in macchina ogni mattina per i successivi dieci anni. E tutto questo prima di cominciare a lavorare davvero.

Ah e lo sapevate? Le mamme ridono sempre, sono esseri indistruttibili, non soffrono perché anche se dovessero incontrare ostacoli, non potrebbero sfiorarle.

In fondo la loro vita è semplice, cosa ci vuole ad amare senza riserve per 365 giorni l’anno senza vacanze?

Pensiero vs realtà.

Quando è nato Riccardo ho scoperto il lato oscuro della medaglia.  Le mamma non sono sempre felici, ma generalmente trovano dei luoghi e dei momenti della giornata in cui possono piangere senza essere viste. Tutte abbiamo il luogo del pianto: per me è la cucina alle sei della mattina e il bagno nei momenti critici, ecco svelato il motivo per cui a volte ci passo così tanto tempo.

Le mamme non sono indistruttibili, ma sono più brave degli altri a viaggiare con la forza del cuore, il motore più potente che abbiamo (io abbino anche la spirulina, non si sa mai.)

Non sono sempre entusiaste di scorrazzare da una parte all’altra della città le loro creature, ma per i figli, imparerebbero a guidare anche un sommergibile.

Le mamme ci spronano a dare il meglio, ci sgridano per correggerci o, solo a volte, perché sono stanche e hanno bisogno di sfogarsi. Da mamma a mamma ringrazio la mia.

E non la ringrazio per tutte le fiabe che mi ha letto la sera prima di addormentarmi, ma per tutte le volte che non ha saputo gestirmi, per quando è stato difficile parlarmi, per quando non mi ha dato consigli e mi ha lasciato sbagliare, per tutte le litigate che abbiamo fatto e anche per il giorno dopo quando ha fatto finta che non fosse successo nulla.

La ringrazio per tutte le volte che ha pianto in bagno e non me l’ha fatto vedere, per tutti i piatti diversi dagli altri che mi ha cucinato solo per farmi mangiare, la ringrazio perché si fida ancora di me e la ringrazio perché con tutte queste fragilità mi ha aiutato a capire che non è una super eroina ma “solo” una donna.

Essere mamma non è la foto di un abbraccio, ma quella di un sacrificio continuo:

 Le mamme perdono qualcosa ogni giorno e lo fanno solo per amore del bacio che ricevono la sera quando tornano a casa.

Nei momenti davvero difficili, penso a mio figlio che mi si addormenta addosso, che mi dice “mamma” con quella vocina che mi rompe a metà, che sorride perché sta bene, penso a quando mangia, non si ammala, a quando ha imparato a contare, a camminare.

E nel momento in cui comincerà a correre da solo e a scegliere senza che io possa fare nulla per proteggerlo, mi piacerebbe poter essere per lui la custode delle gerbere rosse.

Quella che lo guarda da lontano aspettandolo a ogni traguardo, a ogni sconfitta o in ogni momento in cui semplicemente avrà bisogno di me.

Un caro augurio a tutte le mamme “la parola più bella sulle labbra dell’umanità”.