18 GENNAIO LA FELTRINELLI

Dicono che il primo amore e il primo bacio non si scordino mai. Io aggiungerei anche il primo libro e la prima presentazione.

Ecco a voi domande e risposte, senza tagli e  senza omissioni.

Buona Lettura

Allora Valentina… giusto per “rompere il ghiaccio” … come stai? Hai scritto un testo, sei riuscita a pubblicarlo e ora, come i grandi autori, sei in una Libreria Feltrinelli a presentare il tuo libro….. come ti senti?

Ho il cuore che batte come quello dei colibrì, 600 battiti al minuto.           Sono molto felice, emozionata e anche un po’ orgogliosa di me.

Ci racconti un po’ della tua storia, quando hai iniziato a pensare di poter scrivere, come hai cominciato e quali passi nel mondo della scrittura hai fatto?

Scrivo da quando sono piccolina, appartengo a quella fascia di bambini la cui maestra legge i temi a scuola davanti a tutti.Ho sempre e solo scritto della mia zona rossa, quella più vicina al cuore. In sostanza sono sempre stata più brava a scrivere emozioni e meno storie.Scrivere per me equivale più o meno a vivere. Nelle mie altalene emotive, nei cambiamenti e nella crescita, la scrittura è sempre rimasta il pilastro portante del mio essere, un rifugio, una strada e una meta. Insomma la mia “metà della mela.”Ho deciso di frequentare la Holden, quando scrivere di me non mi è bastato più. Volevo esplorare il mondo della narrazione, buttare sulla carta i racconti che vivevo ad occhi aperti. Ho fatto il test per il biennio e l’ho passato, a quel punto il problema era un altro. Non potevo in quel momento trascorrere due anni a Torino. E così ho deciso di frequentare il “Fondamenta” che è un biennio concentrato con la frequenza di un week end al mese. Ho fatto un percorso di due anni, il più bello della mia vita. Il secondo anno ho frequentato con il pancione perché aspettavo Riccardo, sono riuscita ad andare fino all’ottavo mese, in treno da sola. Avevo la pancia gigante, ma un’energia che avrei spaccato il mondo. E’ stato proprio durante il secondo anno con Davide Longo che ho capito cosa voleva dire scrivere senza parlare della zona rossa.

Fino ad arrivare alla pubblicazione del tuo primo libro…. Come hai fatto a raggiungere questo traguardo?

Ho scritto Paw per partecipare ad un concorso di Gilgamesh edizioni lavorando da novembre a marzo, sapevo che era un tempo troppo breve, ma nella mia testa avevo bisogno di una data fine lavori.A quel concorso ho mandato la prima stesura della storia, era orribile, ma il tema era un altro… avevo finito.Era il 30 Marzo 2018. Da quel momento ho riscritto la storia per intero quattro volte per arrivare alla versione quasi definitiva. A quel punto con pazienza e costanza invece che passare le mie mattine a scrivere, le passavo a guardare i siti delle case editrici, capire quali fossero più indicate e con quali avrei avuto più chance. In una di queste mattine mi è capitato tra le mani il concorso di Giovanelli edizioni. Pubblicavano le prime dieci opere. Ci speravo, pur non credendoci molto.Il 20 giugno del 2018 è arrivata una mail di congratulazioni. Pensavo di aver vinto dei buoni amazon. E invece… un pezzo di sogno si stava avverando. Mi avrebbero pubblicato un libro e non a pagamento, cosa per me importantissima.

Provando a ritornare seri e professionali che cos’è per te la scrittura?

La scrittura è la mia vita, l’unica terra in cui mi sento al sicuro, in cui posso essere quello che sono. Se la mattina non scrivo almeno un’ora, la mia giornata diventa un incubo. Lo so, è un approccio un po’ ossessivo, ma è la più grande passione insieme alla lettura. Sono una drogata di parole.Ecco appunto.. giusto per confermare le potenzialità del punto precedente…

Valentina di giorno coimprenditrice con la tua famiglia nel settore dell’auto, di sera/ notte scrittrice e sognatrice oltre che mamma full time. Come riesci a conciliare queste vite così differenti?

Per me è molto difficile, ho un lavoro che impone concentrazione, razionalità e necessità di prendere decisioni che impattano sulla vita lavorativa degli altri. Di sognante in tutto questo non c’è proprio nulla.

Il mio lavoro è il motivo per cui non riesco a scrivere alla sera. Torno a casa con la testa troppo razionale, troppo piena e troppo stanca per scrivere, in più ho Riccardo, che è la mia benedizione, ma anche un grande impegno.La mattina presto però intorno alle 5.30, 6 al massimo, ho la mente pulita e fresca, quelle due ore, prima che la casa si svegli sono mie. Non sempre scrivo, a volte leggo soltanto, vado a cercarmi qualche frase, o una poesia oppure vado avanti con il libro di turno, perché ho sempre un libro di turno. E così ci riesco. Ho nel cassetto il secondo libro di Paw e un romanzo che però è ancora in fase embrionale e che nessuno ha ancora letto.

Parliamo ora del piccolo paw: ci dai qualche cenno sulla trama?

Virginia è una bambina che sa parlare con i disegni, quando la nonna le fa dono del disegno del colibrì Paw, la bambina raggiunge il mondo dei sogni, metafora del luogo in cui tutti vorremmo vivere.

Virginia non sa però di essere in pericolo e si lascia ingannare da un Acchiappasogni, un essere nato dalla cattiveria e dall’invidia delle persone. L’acchiappasogni le ruba la capacità di sognare.Quando Virginia torna nel mondo reale, nessuno la riconosce più perché senza i sogni non è più niente. Con l’aiuto della nonna e di una buffa vicina di casa, Virginia dovrà compiere un viaggio dentro sé stessa per trovare la pozione in grado di distruggere l’acchiappasogni e riprendersi la sua vita.

Quali sono i personaggi principali….? 

Virginia, la protagonista della storia, che è anche il personaggio che si modifica nel corso della narrazione perché costretta ad affrontarsi e a crescere.

Paw il piccolo colibrì che rappresenta l’amicizia e la lealtà.

Milo, il malvagio Acchiappasogni che rappresenta l’inganno, la falsità, è la metafora d chi non crede in noi e tenta di ostacolare il nostro cammino.

La nonna, saggia guardiana dei sogni che indica la via alla giovane nipote.

A distanza di un anno e mezzo e’ nato prima tuo figlio ricky e in ottobre la tua seconda creatura … il piccolo paw.. Come sei riuscita a coniugare il tutto e che differenze e/o somiglianze ci sono tra queste due tue “creazioni”, oltre naturalmente il fatto evidente e scontato che nel caso del libro il percorso e’ estremamente individuale mentre nel caso di Ricky hai necessariamente richiesto la collaborazione del tuo compagno?

Senza Riccardo non sarei mai riuscita a scrivere un libro. Quando è nato, per i primi tre mesi non sono riuscita a scrivere un rigo e in quell’estate ho letto solo un libro. Per me leggere un libro in tre mesi è impensabile. Una mattina di agosto ero in montagna, ho avuto una crisi di pianto assurda.La scrittura mi completava e io ero mi sentivo incompleta nonostante mio figlio, perché non avevo più le energie per scrivere.E’ stata davvero dura perché lui a volte di notte si svegliava anche sette volte. Ma la passione può vincere qualsiasi cosa. La mancanza di forze e di tempo mi ha obbligato a trovare forza e tempo. Ogni mattina alle 5.30 o alle 6 la mia sveglia suona, mezz’ora, un’ora due a volte (questo dipende da Riccardo) sono dedicate alla lettura e alla scrittura. Mio figlio mi ha dato la maturità di trovare il tempo e la costanza per lavorare.Ma soprattutto la fiducia necessaria per sostenere qualsiasi fatica.

Quindi sì, questo libro è il mio secondo figlio.

Ci sono altre persone che hanno avuto un ruolo determinante per la stesura di questo romanzo?

Se scrivi hai bisogno di qualcuno che creda in te incondizionatamente. Qualcuno che nella giornata ti chiami e ti dica: ce la farai, vai avanti.Io sono stata molto fortunata perché ho un miglior amico che mi è stato vicino ogni benedetto giorno di questa avventura e che non mi ha mai abbandonato. Questo libro è dedicato a lui.Anche la mia famiglia mi ha supportato, ma in una fase più avanzata. In particolar modo mio padre mi ha stupito molto. Ha la copertina di Paw sul telefono, e per un appassionato di macchine come lui, avere un colibrì come sfondo, lo ammetto, mi ha emozionato molto.

Dentro le pagine ci sono spesso diverse storie. A volte lo stesso libro riletto a distanza di anni assume dei connotati e suscita delle emozioni differenti a seconda della propria esperienza. Per esempio a me è ricapitato di leggere oceano e mare di Baricco e provare emozioni che non avevo sentito inizialmente Che storia c’è dentro a questo romanzo?

Questa storia nasce durante un viaggio in Perù, sono rimasta affascinata dai colibrì perché sono il simbolo dell’amore. Ho visto il primo ad Arequipa, nel giardino della chiesa di Santa Caterina e da allora ho passato ogni singolo minuto della vacanza a cercare quegli uccellini, mi avevano totalmente rapita. Gli altri guardavano i monumenti, io cercavo i colibrì fra gli alberi.Oltre alla bellezza, mi ha colpito la loro capacità di volare in avanti, all’indietro e di sbattere le ali così velocemente da poter rimanere sospesi a mezz’aria. Ho pensato che fossero troppo speciali per questo mondo, sicuramente dovevano provenire dal mondo dei sogni, ecco l’idea di creare due mondi paralleli.La storia di Virginia invece, è un po’ la mia: avevo bisogno di creare un percorso interno di crescita del personaggio utilizzando elementi leggeri e fanciulleschi, come gatti, coccinelle e uccellini parlanti.La nonna ovviamente ha dei tratti caratteriali della mia nonna da giovane.Il punto di snodo però, è stato lo specchio. E’ quello il passaggio fondamentale del libro. Lei senza sogni che si trova davanti a se stessa, con la soluzione davanti agli occhi e una scelta da compiere.Quello è stato il momento più bello da scrivere, ho fatto anche delle prove davanti allo specchio d’ingresso di casa, ma non prendetemi per pazza.

Questo è’ un libro rivolto a bambini ma in realtà anche ad adulti che hanno figli ma non solo? Corretto? Il tema del sogno e’ molto presente nel libro… tu pensi che ci sia un limite di età oltre il quale non si può più sognare?

Giovanni Pascoli diceva che “il sogno è l’infinita ombra del vero.”Gli adulti smettono di sognare perché pensano che sia una faccenda da bambini.Io penso che il sogno sia un volto della vita, non meno serio, non meno importante di quello reale. Sono i sogni che ci permettono di realizzarci, di mantenerci vivi. Tutte le persone più interessanti che ho conosciuto hanno una parte sognante molto sviluppata e la maggior parte di quelle che si sono realizzate l’hanno, perlomeno avuta.Si dovrebbe smettere di sognare solo il giorno in cui si smette di vivere, prima a mio parere è come rinunciare alla parte più interessante ed emozionante della vita.

Penso che quello che tu dica sia innanzi tutto un bellissimo pensiero… e mi viene in mente quello che hanno fatto grandi inventori o imprenditori… tutto partiva da un sogno, che fosse steve job o martin luther king ecc.. Interessante è anche nel libro di Baricco “The Game”Alessandro analizza come spesso ci lamentiamo che il digitale, internet smartphone siano entrati nelle nostre vite cambiandocele.. in realtà analizza un corretto punto di vista: è lo stesso genere umano che prima ha sognato e poi realizzato questo cambiamento. Qualcuno, prima di noi ha avuto una visione che poi è diventata realtà…tu quanto sogni?

Scusa puoi chiedermi quanto non sogno?Per me i sogni hanno due facce: da un lato sono i progetti di vita, dall’altro, il guardare le cose da un altro punto di vista.Per me tutto questo è un po’ amplificato.Se io vedo una farfalla per la strada, mi fermo a guardarla, a volte sono buffa, vivo un po’ staccata dalla realtà.Il sogno a volte diventa il mio nascondiglio.Sto lavorando per bilanciare le due cose e forse ho trovato la chiave ma non posso ancora dire qual è.

Spesso chi sogna ad occhi aperti viene tacciato di essere distaccato dalla realtà… ma e’ realmente così?

Un po’ si a volte, ma è così sbagliato? E qual è la reale realtà?Il sogno non è forse l’ombra del vero?Chi sogna riesce più facilmente a entrare in contatto con le cose e con le persone, perché c’è un lato nascosto, che quando si cresce si smette di vedere. Io non potrei vivere senza il lato nascosto delle cose. Non posso vivere nel vuoto, ho bisogno di riempirlo con i miei sogni.Sono distaccata dalla realtà? No. Guardo solo il mondo con un altro punto di vista.